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“OMAGGIO A CATERINA DA SIENA E DESCRIZIONE PRIVATA”
Massimo Sannelli

 

giugno ha aggiunto questa
grande speranza toscana, e poi tolta,
come è. stabilire pace una seconda, e terza,
volta non sembra vero. la distanza
aumenta: la prima cosa luccicata in Arno
non è rimasta: sì nel pensiero. Ora
per esistere, la somiglianza inganna
e l’apparenza trionfa, poi sostituita,
non con favore; né con piacere. Alzarsi
svegli e buoni al mattino non si merita,
ma si vorrebbe – e si vuole per esistere.

il sapore aggiunge l’affezione
al sangue (“bagnatevi”); il piede sulle cose
per ragione sì, e non con potenza; la città
antica e il linguaggio fraterno a quello
con cui è la realtà, per esistere. quest’occhio
ha trovato lume: ogni luogo, ogni giubilato
così sostiene con foga, specchio di virtù e basta.

e produsse il frutto questo fiore,
oppure la propria, la nostra, durezza ai
trenta anni: sei la figura domestica, riversa
e umida, o tiepida, con salute: e più tardi, ora,
un principio di crollo, non caduta vera. non
può essere, non può: così la grandine
fuori di qui; così l’esclusione della cattività,
come scelta e regola; e il detto, niente,
scritto e piovuto scendendo ora: intorno,
com’è vero, a “il seme che nella terra si
gitta, che per il caldo del sole germina”,
e il guscio rimane alla terra.


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