FABIO SASSETTI
Romana, dove vai?

La moglie e la mamma di Donato si incamminarono di prima mattina' sotto una
tramontana fastidiosa, che spirava contro i loro visi. Si erano coperte con molti cenci
per non prendere un malanno e per non soffrire a causa del freddo. L'orizzonte a
oriente annunciava che rarba era imminente per il colore del cielo sempre più
arancione. Con quel vento 1a terra era diventata secca, non c'erano pozzarlghere' né
tratti fangosi e le due donne camminarono spedite e sicure per giungere alla chiesa
di Sant'Antonio.
Il vento sibilava passando tra i rami dele querce, dei pioppi e sulle chiome dei
cipressi che di quando in quando si piegavano sotto quel soffio impetuoso.
Finalmente intravidero le prime case poste sui poggi con i comignoli fumanti e
quelle delpaese di Castelfiorentino, chiuso dentro le sue mura, sul fianco di un colle.
La meta era vicina.Era un mattino freddissimo di un giorno di metà gennaio del
1242. Nessuno era fuori a quell'ora. I contadini se ne stavano chiusi nelle stalle ad
accudire gli animali o nelle cantine.
Prima della chiesa di Sant'Antonio, ad un crocevia, incontrarono un uomo che
stava venendo contro di loro. Era tutto intabarrato, con un cappuccio scuro e
sembrava deluso, camminava a testa bassa ma con il sopraggiungere delle donne, si
avvicinò loro e con voce decisa chiese:
"Anche voi state andando da Verdiana?"
"Sì. Siamo venute Per lei".
L'uomo alzò un po' la testa e con voce dura, piena di risentimento, disse loro:
"Ci andate inutilmente. Non dice piu il vero. I digiuni l'hanno rovinata e non
capisce più niente. Io, se fossi in voi, tornerei indietro"'
Romana, la mamma di Donato, non gli badò ma ebbe modo di osservarlo in volto
e non gli sembrò un uomo credibile. I suoi occhi, con sfumature rosse, sembravano
scaricare rabbia e odio. Romana si trovò a disagio, non apprezzò quel suggerimento e
pensò che la religiosa lo avesse ttattato male. Non aggiunse altro e tirò per la mano
la nuora invitandola a proseguire ma, senza dirlo, pensò che quello fosse il diavolo.
Alcuni minuti dopo, le due donne, giunte a destinazione, si avvicinarono alla
grata e notarono immediatamente Verdiana che stava guardando verso di loro con il
viso sofferente ma illuminato da un sorriso che le gratifico.
"Romana, carissima, sei venuta di nuovo da me con questo gelo?"
"Sì, ho bisogno del tuo aiuto, delle tue preghiere. Donato, il mio unico figlio, sta
male, ha la febbre e un forte dolore alla mano destra. Doveva affrescare la cappella
di un signore di Certaldo ma, dopo i primi tentativi, si è sentito male ed è tornato a
casa. Le sue condizioni sono peggiorate, la febbre mi sembra sempre più alta e ho
paura per lui perché va fuori di testa. Questa donna è Maria, mia nuora, la moglie di
Donato: è incinta. Aiutaci! Tu sai cosa dire al Signore, come chiedere una gtazia".
Romana porse alla religiosa un pezzo di panno contenente un piccolo regalo e disse:
"Vedi, ti ho portato un po' di noci. Fanno bene alla salute, alcune le ho già spaccate
per non farti durare fatica. Mi raccomando, mangiale! Sostieniti".
Maria, osservando Verdiana, aggiunse:
"Noi non abbiamo meriti, facciamo tanti peccati e se preghiamo, lo facciamo
male. Il Signore esaudirà le vostre preghiere. Vi prego Verdiana, pregate per la
guarigione di Donato. È un pittore bravo ma tanta gente gli vuole male, lo invidia,
alcuni lo hanno pure calunniato, altri lo hanno minacciato".
Verdiana congiunse le mani ed iniziò ad invocare Dio, a scongiurarlo, poi si mise
in silenzio, rimase immobile, con la punta delle dita contro le labbra e a testa bassa
girata verso le visitatrici: sembrava in trance. Romana e Maria la videro tentennare
la testa, piegarsi un po' di lato e attesero una sua parola. Passarono degli
interminabili minuti, poi finalmente Verdiana si riebbe, tornò diritta e con una volto
irradiato dalla gioia, piena di soddisfazione, disse loro:
"Tornate a casa fiduciose. Pregherò ancora per tutti voi, anche per il figlio che
verrà. Fra una settimana tornate, voglio sapere se Donato è guarito".
Verdiana allungò la mano e fece una carezza prima a Maria e poi a Romana
aggiungendo:
"Maria, non piangere più. Dovete stare tranquilla e serena, ricordatevi del
bimbo che portate in grembo".
"Grazie Verdiana, siete troppo buona" aggiunse Maria che riuscì a toccare
nuovamente la mano magrissima della religiosa e così fece pure sua suocera.
Vicine a loro c'erano altre donne in attesa del loro turno per parlare con Verdiana,
raccontarle le loro pene e supplicarla.
I1 vento soffiava ancora forte e al crocevia dove erano state awicinate da
quell'incappucciato misterioso, che aveva parlato male di Verdiana, non c'era
nessuno. Romana stava in silenzio fiduciosa perché aveva ricevuto una buona
accoglienza, era stata ascoltata e il suo animo traboccava di gioia.
Giunte a casa, le due donne raggiunsero insieme la stanza dove si trovava
Donato. Lo osservarono ansiose e videro che stava dormendo con il viso rilassato e
Ie guance rosee. Il suo respiro non era più affannato e tutte e due non ebbero il
coraggio di posargli una mano sulla fronte nel timore di svegliarlo.
Tornate in cucina Maria disse:
"Per me è già guarito e non ha più la febbre. Voi che mi dite?"
"Certo che è guarito! Ti ricordi, prima di andare via aveva il viso acceso dalla
febbre alta e si agitava. È bell'e guarito".
"Ringraziamo Dio. Io penso che quell'uomo misterioso, che ha cercato di
scoraggiarci, sia stato il demonio in persona. Ora mettiamoci a pregare" disse Maria.
Durante la notte Donato dormì sempre tranquillo e Maria si coricò tardi, si
accostò a lui e si addormentò subito.
Al mattino, quando la stanza fu inondata di luce Donato dormiva ancora bene
con le braccia distese sotto le pesanti coperte, così pure sua moglie. Quando i raggi
gli colpirono gli occhi si svegliò e si girò dall'altra parte cercando di dormire ancora
ma ebbe un sussulto e capì di essere guarito. Si sedette sul letto e tirò fuori la mano
destra. Aprì le dita, guardò il dorso della mano, strinse il pugno, mosse il braccio e
gli sembrò di essere tornato in salute. Accarezzò i capelli di Maria. Lei aprì gli occhi
e vedendo suo marito sorridente e con l'aspetto che esprimeva gioia e salute, senza
chiedergli niente, lo abbracciò e disse: "Sei guarito. Sei guarito".
"Sì, sto bene. La mano è sciolta, ho il viso fresco, la febbre non c'è più".
"Ringrazia Verdiana, è lei che ha pregato per te. Dobbiamo tornare a
ringraziarla".
Dopo due giorni Donato tornò a Certaldo e continuò il lavoro. Fece la calce e
poi iniziò l'affresco e andò avanti tutto il giorno fino all'ora di cena. Alzando il lume
osservò attentamente le figure rappresentate e ricordò le molte difficoltà che di volta
in volta si era trovato davanti. Era soddisfatto per i personaggi che era riuscito a
collocare intorno alla croce, por i loro volti espressivi, por la luce rossastra che
trapassava le nubi. Nelle ore successive alla sua guarigione nella sua mente erano
scorse le immagini di tutto quello che avrebbe dovuto rappresentare, delle sfumature
dei vari colori nel cielo, nei panneggi e sui volti di chi era rimasto vicino a Gesù.
Era troppo stanco e decise di passare la notte nel palazzo dei committenti ma
prima volle cenare con i cibi che gli erano stati preparati. La notte, nonostante il
freddo, dormì bene ma spesso si svegliò e pensò a Verdiana che aveva pregato per
lui.
Il mattino successivo controllò nuovamente l'affresco, eseguì dei ritocchi nel
colore e rimase soqpreso per tutto quello che in un giomo era uscito dalle sue mani.
Erano state ore di tensione, di partecipazione emotiva a quell'opera pittorica. Le ore
erano passare veloci, aveya aggiunto più volte l'olio nelle lampade per illuminare al
meglio il suo posto di lavoro. Il freddo non lo aveva costretto a fare delle soste per
tutti i cenci che portava addosso e per lafatica fisica.
Era cosciente di essersi espresso al meglio, riconosceva di avere una padronanza
dei pennelli e delle varie tecniche da grande pittore. I suoi maestri fiorentini lo
avrebbero senz'altro elogiato.
Pregò alla meglio e pensò, al suo ritorno, di passare a far visita a Verdiana: era
lei che aveva implorato Dio ed era stata esaudita.
Poco dopo, mentre stava mangiando, la cappella appena affrescata fu oggetto di
ammirazione da parte dei committenti e di alcuni signori, ricchi e sconosciuti,
giunti fin lì per rendersi conto di persona del suo talento. Nessuno parlava, tutti
stavano osservando i particolari di quella Crocifissione.
"Maestro Donato, avete fatto un lavoro straordinario. Vi prego, fatemi un
secondo affresco, magari la Resurrezione. Su questa parete c'è tanto spazio. Vi
pagherò bene" disse il padrone delpalazzo.
"Messer Patrizio, mi riposerò due giorni, poi tomerò da voi" rispose Donato.
Nel pomeriggio, ancora sotto un vento freddo e impetuoso, Donato passò davanti
all'apertura della celletta dove la religiosa viveva e pregava da tanti anni.
Davanti alla costruzione non c'erano visitatori, né fedeli, così, dopo averla
chiamata, attese un attimo e udì la sua voce flebile, bassa e si sentì dire:
"Donato, raccontami, come state?"
Lui ringraziò lei e Dio piu volte per avergli ridato la salute, l'ispirazione, la
concentrazione ed essere riuscito ad esprimere la sua abilità pittorica senza compiere
errori, senza awertire debolezza e stanchezza.
Lei gli rispose: "Andate avanti nella vostra arte, nei vostri impegni di piuore.
Io sono vecchia e malata, non so quanto il Buon Dio mi concederà di vivere, ma
ricordati io pregherò per voi e la vostra famiglia sempre, da viva e dopo quando sarò
morta. Salutatemi vostra moglie Maria e Romana, vostra madre".
"Se Maria partorirà una bambina la chiameremo Verdiana, in vostro ricordo".
"Sei un uomo giusto, onesto e un genio della pittura. Resisti a tutte le seduzioni e
alle lusinghe del male".
Verdiana non aggiunse altre parole, Donato la salutò per non affaticarla nel
parlare e attese un suo saluto di commiato, ma non udì alcuna parola, il silenzio fu
totale. Donato si allontanò pensando che la religiosa fosse svenuta per la sua
debolezza o avesse avuto una visione.
Tornato a casa fece molta festa con i suoi familiari e raccontò loro come aveva
trascorso i giomi della sua assenza, che cosa aveva dipinto e come si era svolta la
visita a Verdiana.
Romana non disse niente ed ebbe un brutto presentimento. I1 giorno dopo, mentre
Donato stava preparando le sinopie per la Resurrezione, come se la notte lo avesse
ispirato, Romana disse:
"Prendo altre noci e le porto a Verdiana: ho bisogno di parlarle, la andrò a
trovare. L'ho sognata in mezzo alle sofferenze e sembrava sola, senza più il conforto
della gente".
Nel frattempo Ia religiosa stava seduta su un masso, a testa bassa, triste e sola.
Uno dei due serpenti che le facevano compagnia giaceva a terra morto. Voleva
pregare ma non le riusciva, la sua mente era attraversata da immagini di atrocità, poi
da altre con persone nude che si accoppiavano, con altre ancora di bambini morenti.
Cominciò a urlare:
"Dio mio! Dio mio! Perché mi avete abbandonato!? Aiutatemi! Maria
Santissima soccorretemi! Francesco di Assisi, venite in mio aiuto!"
Romana era quasi arrivata alla sua cella e udì distintamente queste invocazioni.
Intorno al rifugio non c'era nessuno: era troppo freddo.
Giunta accanto alla costruzione la chiamò forte per farsi sentire. Verdiana rimase
incerta poi aggiunse:
"Se siete Romana, recitate il Pater Noster". Disse così perché temeva di essere
ingannata dal demonio.
Romana iniziò subito a pregare, a lodare Dio e recitò anche il Gloria.
Lentamente, Verdiana, con voce stentata, disse:
"Grazie di essere venuta da me. Hai visto, Donato è guarito. Il Signore ha accolto
le nostre preghiere. Ieri è passato a farmi visita: è un genio, un grande maestro
della pittura. Oggi, cara Rom ana, vi chiedo di pregare per me: sono vicina alla fine,
lo vedo da tanti segni".
"Soffri molto?" le chiese la visitatrice.
"Sì. Unisco le mie sofferelze a quelle di Nostro Signore. Restate qui con me,
preghiamo insieme... in compagnia mi sento meglio e le tentazioni stanno lontane".
Il vento portava pioggia mista a neve e Romana avvertì fitte di dolore alle dita
dei piedi e Verdiana se ne accorse subito e le disse:
"Prima di mettervi in cammino passate da Rigolo, il contadino che ha il podere
qui vicino e ditegli di mandarmi frate Dino. Ho bisogno del suo conforto".
Romana, dopo quasi un'ora, lasciò Verdiana con la tristezza nel cuore pensando
che forse quella sarebbe stata l'ultima volta a trovarla in vita. La religiosa aveva
parlato con voce stanca, con la saggezza di sempre. Le aveva trasmesso forza
morale ma anche apprensione. La sera ne parlò con Donato e la nuora, la quale
aggiunse:
"Negli ultimi mesi ha avuto degli alti e dei bassi, ma anch'io capisco che la sua
fine è vicina: è un vero peccato".
Il mattino successivo, furono svegliati presto dalle campane che suonavano a
festa. Fu un suono che durò a lungo. Nessuno capì il motivo di quello scampanio e
dopo un'ora da Donato giunse suo fratello Lorenzo che disse:
"È morta Verdiana, le campane hanno suonato a festa da sole, senza che nessuno
avesse tirato le funi. Oggi è il primo febbraio 1242, ricordiamoci questo giorno".
"Io vado a visitare la salma. Chi viene con me?" domandò Romana.
Alcuni minuti dopo una piccola folla si incamminò verso la valle, dov'era la
Chiesa di Sant'Antonio Abate e appiccicata ad essa la cella della religiosa: era
impossibile passare, c'erano troppe persone assiepate 1ì intorno.
Romana rimase immobile poco distante, poi improwisamente si liberò un
piccolo spazio e lei subito 1o raggiunse e 1o occupò. Percepiva un forte odore di viole
mammole, uo profumo che prima nessuno aveva avvertito. Gli altri devoti non
dissero niente, forse era la sola ad avvertirlo. I suoi occhi si riempirono di lacrime e
abbassò la testa piangendo. Il suo sfogo durò poco e mentre si stava pulendo la faccia,
sia accorse che frate Dino era 1ì, accanto a lei e si sentì chiedere:
"Vi ho visto tante volte da Verdiana. Che cosa vi diceva?"
"Mi ha consigliato ogni giorno. Ha pregato per mio figlio e subito è guarito da
una brutta febbre. Prima di incontrarla ero disperata, lei mi ha dato coraggio e mi ha
insegnato apregare".
Non raccontò tutto, si mantenne sul vago. Verdiana un giorno le aveva detto:
"Vedi Romana, ci sono dei preti che vengono qui a farmi delle domande, a
chiedermi consigli, ma io capisco che non sono sinceri. Sono sospettosi, hanno paura
che io insegni eresie, che racconti cose sbagliate. Stai attenta a loro, fai finta di non
capire. C'è poi quell'uomo con il mantello nero, dall'aspetto terribile: quello è il
diavolo. Non lo guardare mai in faccia, abbassa lo sguardo e recita il Padre Nostro".
Ritrovata un po' di forza e di serenità, Romana e i suoi accompagnatori ripresero
la strada del ritorno. La tramontana soffiava ancora più forte in quel gelido mattino di
febbraio e Romana avvolse intorno al collo i suoi stracci di lana e si incamminò
raggiungendo gli altri amici che erano già sulla via del ritorno.