MATTEO RIMI
Verdiana

febbraio
m’assedia di disagio
malcelando un freddo ghigno
dietro a febbre carnasciale

è un brivido
che tutti sanno
ma ignorano
e si danno a grassa gioia
in un giovedì crepuscolare

chiedessero a quei bimbi
nei loro mantelli arlecchini
che hanno da agitarsi
ad infilarsi coriandoli lì sotto
e dopo in naftalina quel costume
per un altro anno solare

chiedessero a me
perché scrivo questi versi
direi loro gli altri scherzi
che febbraio mi fa scontare

non foss’altro per il giro
che ogni anno compie
scalando del mio tempo
e scovandomi sotto al tavolo
dove da infante riparavo
per sfuggire vergognoso
a quel canto augurale

non pago il breve mese
s’accompagna con la santa
che apre lui e il luna park
dove inadeguatezza misurai
e infesta i sogni della cameretta
bianche ossa vestite di barocco
a rincorrermi sulla rete stradale

capriole sul letto a domandarmi
come Verdiana spese la sua vita
sepolta viva con due serpi
finché, morsicato anch’io, capii
che il vero veleno era
fuori alla pietra tombale