ROLANDO GUERRIERO
Anche le pulci hanno la tosse

C’era un volo circolare di rondini stridenti nel cielo, una gazzarra di monelli attorno alla fontanella comunale. Uno schizzo d’acqua bagnava, quasi in un cerchio completo, tutte le strade bianche di polvere del quadrivio. Angiolino era riuscito a conquistare la posizione chiave e, ostruendo sapientemente la cannella, dirigeva lo spruzzo sui suoi amici-avversari, che correvano in cerchio attorno strillando e ridendo.
Due uomini, comparsi improvvisamente, si avvicinarono al rumoroso gruppetto di monelli: erano probabilmente discesi da un camion che si era arrestato al quadrivio. Quando furono più vicini alla fonte, i ragazzi cessarono a malincuore di giocare e si fecero da parte: era evidente che i due desideravano dissetarsi. Erano due uomini vestiti pesantemente ed in malo modo: vecchi pantaloni militari, giacche scolorite e rattoppate ed in testa cappellacci lerci e sgualciti. Si tolsero dalle spalle gli zaini pesanti e rigonfi, con molte fibbie e cinturini di cuoio, li posarono a terra, depositandovi sopra i cappelli, sorrisero ai monelli, illuminando così i loro volti scarni, mal rasati e dalla pelle cotta dal sole. Poi come in una specie di cerimoniale, a turno, si lavarono le mani, si sciacquarono abbondantemente la faccia, bagnando i capelli castani, lunghi sin quasi alle spalle, asciugandosi con i fazzolettoni colorati che portavano al collo. Poi finalmente bevvero.
Allora, uno di loro, quello più giovane, chiese ai ragazzi che si erano riavvicinati, scrutando incuriositi gli zaini, che sembravano portare in apposite custodie degli arnesi da taglio: “Questa qui è
Barbaregina?” Alla risposta positiva proseguì: “Sapete dove abita Pellegro...........Pellegro Tazzioli?”
Tutti i ragazzi si volsero per indicare con il braccio teso una modesta casa colonica dall’altra parte della strada. Solo Angiolino disse: “Quella è la casa dei Tazzioli! Pellegro è il suo nonno” E con la testa indicò un ragazzino magro, con la faccia furba ed i capelli lisci. Poi tornarono a guardare i due uomini, che avevano un’aria un po’ selvatica ed un odore di fumo. “Ma voi chi siete?” chiese alla fine il magrino.
“Paesani!” risposero ad una voce i due e, calcatesi in testa i cappellacci marroni, ripresi su gli zaini, lo seguirono verso la casa che distava una cinquantina di metri.
“Nonna, nonna. Ci sono dei paesani di nonno!” gridò il ragazzo correndo verso una vecchietta che in quel momento, pur ondeggiando pericolosamente, cercava invano di convincere le grosse galline dal piumaggio rossiccio a rientrare nel pollaio. La donna, piccola e magra, con in testa una pezzuola nera, volse il piccolo viso rugoso verso i nuovi arrivati, strizzando gli occhi per meglio metterli a fuoco, quindi puntando risoluta la bazzetta appuntita biascicò: “Chi siete? Chi cercate?” e finse di tornare ad interessarsi delle sue galline disperse sull’aia.
“Siamo due nipoti di Gianasi, sapete di Ca’ de’ Volpi a Piandelagotti. Volevamo portare i saluti dei vostri parenti di Ca’ de’ Pittoro a Pellegro. Siamo qua di passaggio. Voi siete la Chiarina?”
La vecchietta si fermò finalmente, cercò di raddrizzare il busto che il peso degli anni tendeva a piegare in avanti, quindi aprendo un po’ di più la fessura della bocca dalle strette labbra ammise: “Si sono Chiara. Sono una Nannini, io. Pellegro, mio marito, è drè de molger, nella stalla. Se avete la pazienza di attendere tra un attimo viene. Credo che abbia quasi finito!”.
Poi si avvicinò per guardare meglio i due foresti, che avevano posato a terra i loro zaini.
“Potete sedere qui, su questa panca.” ed indicava una rozza panca di legno appoggiata al muro della casa. ”Sento che Pellegro sta sciacquando i secchi. Deve essere quasi pronto.” Quindi rientrò in casa con l’aria di chi ha tante faccende urgenti da sbrigare.
Le fronde di un’acacia ombreggiavano la panca, riparandola dai raggi del sole al tramonto. Un paio di giganteschi buoi bianchi, guidati da un omone alto quasi due metri, sfilò lentamente davanti a loro e, giunto dinanzi al callare, piegò verso l’aia ed entrò nella stalla, sia pur dopo aver lasciato per terra qualche ricordo del loro passaggio, forse per ringraziamento della fine delle fatiche giornaliere.
Dopo poco la tenda che ricopriva una porta si scostò e comparve un settantenne tarchiato, robusto, con gli occhi chiari, un paio di baffoni candidi, come i capelli, corti, all’umberta, che gli coprivano la testa rotonda. Avanzò verso i due tendendo entrambe le mani, grandi e callose: “Sono Pellegro! Ben arrivati!”
I due giovani, che si erano alzati in piedi, ripeterono la loro litania, riportarono i saluti, ma in breve, di fronte alle domande precise del vecchio, risultò chiaro che la conoscenza dei parenti di Ca’ de’ Pittoro era molto labile e priva di notizie fresche ed importanti.
Il più anziano dei due, per rompere l’imbarazzo, che era sopravvenuto disse: “Siamo due boscaioli. Siamo scesi a cercare lavoro in Toscana. Su al paese ci hanno fatto il vostro nome: si sa che avete lavorato per tanto tempo nella macchia e perciò abbiamo pensato di fermarci prima qui per chiedervi se avete qualche indirizzo da darci. Il lavoro non ci spaventa. Conosciamo il mestiere.
Forse potreste metterci anche una parola buona. Voi certo avete conosciuto nostro nonno, Ampelio. Forse avete lavorato insieme.....!”
“Vi siete mossi un po’ tardi. La stagione non è ancora iniziata, ma chi ha bisogno di tagliatori certamente ha già provveduto a fissarli. Potreste comunque andare in fondo alla corte, dove c’è una stalla per i cavalli e accanto la fabbrica di palline e chiedere di mio genero. Lui ha dei lavori in San Rossore, commercia in legna e carbone e forse può darvi qualche indicazione più precisa.”
Così parlando continuava a fissare gli occhietti grigi in faccia ai due, forse per rintracciarvi i lineamenti di paesani di un tempo, quando anch’egli, con la sua famigliola, andava in giro per il mondo a cercare lavoro da carbonaio.
“Avete mangiato? Potete rimanere a cena, anche se non c’è niente di preparato. Vi dovrete accontentare di quello che c’è. Cosa dici, Chiara?”
La tenda si mosse e la vecchietta comparve sulla soglia con una faccia tempestosa.
“No, grazie, sor Pellegro, abbiamo mangiato strada facendo. Si viaggia meglio con la pancia piena e lo zaino vuoto!” disse il più anziano dei due ridendo.
Anche il giovane rise, non molto convinto, poi azzardò: “Sapreste dirci piuttosto se c’è qualcuno qui in paese che può darci alloggio, pagando si intende,........!”
“Poco......!” completò l’altro continuando a sghignazzare.
Pellegro tossì poi, volgendo lo sguardo alla moglie che stava in silenzio sulla soglia, disse: “Se vi contentate vi posso dare alloggio io, nel fienile o nella stalla. Vi metto una balla di paglia asciutta, un bel lenzuolo pulito, una coperta da cavalli e potete stare lì tranquilli, se l’odore ed il rumore delle bestie che ruminano non vi disturba.”
“Basta che non abbiate quel brutto vizio del fumo!” aggiunse veloce Chiara, storcendo la bocca dalle labbra esangui e sottili. “No, no. Per noi va bene!” dissero ad una voce i due vagabondi, glissando sulla risposta.
“Però penso che stareste meglio in un letto vero e proprio. Qui a Barbaricina ci sono tante famiglie che a ttano stanze agli uomini di scuderia, ai fantini........!” proseguì la donna guardando signficativamente il marito.
“Si, forse è vero, ma loro sono di passaggio e non credo che abbiano soldi da buttar via. Quante volte, Chiarina, con te e le
guarsette abbiamo dormito nelle stalle dei contadini a Tombolo o in Coltano! Te lo sei scordata? Ringraziamo Dio d’averci un tetto sulla testa, ora.”
“Ma io lo dicevo anche per loro. La mattina si devono svegliare presto, perché le vacche aspettano di essere munte e il Ceci viene prima dell’alba a prendere i
bovi!”
“Non si preoccupi per noi, padrona, siamo abituati ad alzarci presto!”
“Allora andate subito da mio genero, lasciate pure qui le vostre cose: io vi preparo il pagliericcio e poi ci diamo la buona notte” concluse sbrigativamente Pellegro.
I due si ripresentarono alla casa del contadino un po’ di tempo dopo. Avevano calcolato il tempo necessario alla famiglia di cenare: non era vero che essi avevano mangiato strada facendo e non volevano mettere in imbarazzo il loro ospite. Impiegarono il loro tempo per fare un giro nelle poche fondamentali botteghe del paese (l’alimentari, l’appalto, l’osteria) e rifornirsi di ciò che avevano più bisogno (lardo, farina gialla, sale, un bel salame, zolfini, sigaretti toscani). E per concedersi il lusso di un ponce al rum all’osteria.
“Come è andata con mio genero?” chiese subito Pellegro, che però avvertì subito il profumo del ponce che usciva dalla bocca dei due compaesani.
“Ci ha detto praticamente quello che voi ci avevate anticipato. Lui ha già la sua squadra di carbonai e braciai, però ci ha dato alcuni indirizzi di gente di un paese qua vicino, San Piero, dove a volte fanno tagli di pini straordinari per fare posto ad una base degli americani. Domani proveremo lì, altrimenti ci sposteremo in Maremma.”
“O in Sardegna.” completò il più giovane, a cui seccava un po’ che il suo compagno parlasse sempre per primo.
Intanto altre persone, uomini, donne e bambini si erano accalcati intorno ai due vagabondi.
“Questi sono due compaesani di montagna!” disse il vecchio rivolto alla piccola folla “E questi sono tutti miei parenti: figlie, generi,
nevodi. ”
Mentre i due foresti raccoglievano i loro zaini, Pellegro comparve con un fiasco di vino, mezzo spagliato. Un tozzo bicchiere da vino stava capovolto sulla porzione di tutolo di pannocchia di granturco che fungeva da tappo.
“Un po’ di vinello lo gradirete per farvi compagnia, visto che avete già mangiato?” disse il capoccia, gettando un’occhiata in tralice alla moglie che lo fulminava con gli occhi “Qui la terra è molto grassa e l’uva non matura bene.”

** *
Una quindicina di giorni più tardi un carabiniere in bicicletta si presentò alla porta dei Tazzioli. Cercava il signor Pellegrino Tazzioli, ma poiché l’interessato era nei campi, consegnò un foglio alla moglie Chiara, che tremante lo accolse sulla porta della cucina.
“Cosa è successo? Cosa deve fare mio marito?” chiese, mentre cercava di asciugarsi le bianche mani tremanti al liso grembiule di tela azzurra che le cingeva i fianchi.
“Niente! Deve soltanto presentarsi al più presto alla nostra Stazione di Porta Nuova. Il Maresciallo deve fargli una comunicazione!”
Quando Pellegro rientrò dai campi portando sulle spalle la cavagna piena di erba falciata di fresco, Chiara gli andò incontro, tremolando nervosamente la testa: “Avete visto, cosa avete combinato, voi, con la vostra testa matta! Voi che vi fidate sempre di tutti e non mi date mai ascolto!”
L’uomo non disse parola, ma prima volle posare nell’antistalla, dove miscelava i foraggi per i vitelli, quella grande ruota di rami di vettino intrecciati; quindi asciugandosi il sudore chiese: “Che avete, Chiarina, cosa c’è di nuovo?”
“C’è che vi vogliono, subito, i carabinieri a Porta Nuova! Ecco cosa c’è! Quei vostri conoscenti, quei vagabondi che diceva- no di portarvi i saluti da Ca’ de’ Pittoro, mi sa che hanno fatto qualcosa di brutto ed ora la Forza cerca voi!”
“Non fasciamoci la testa...........!” replicò il vecchio passandosi una mano sui capelli corti, irti verso l’alto come gli aculei del porcospino, quasi volesse togliervi qualche frammento di erba ovvero qualche pensiero molesto, rimastovi intrappolato. “Stasera mi darò una bella sgrommata con un po’ d’acqua calda e domani mattina, sistemati gli animali, andrò a sentire cosa vuole il Maresciallo.”
La mattina dopo, Pellegro, indossata la sua unica giacca di velluto nero con le grandi tasche alla cacciatora, inforcò la vecchia bicicletta da donna, che ormai la moglie non usava più, e si avventurò sulla strada bianca che portava a Pisa. Il veicolo procedeva faticosamente, cigolando e gemendo, a causa dell’età venerabile e della manutenzione abitualmente scarsa. Questo era forse il motivo per cui i tedeschi, o i loro amici, non lo avevano preso in considerazione, quando avevano razziato la casa dei Tazzioli nell’agosto del 1944.
Mentre passava a fianco del bel campo che gli americani avevano riempito di ghiaia, per farne una base logistica per i loro dannati camion, il vecchio sospirò per l’ennesima volta: “Bel mi’ medicaio! Se Dio mi dà la forza ancora per qualche altro anno, piccone e vanga, lo rivolto tutto, metto tutta quella malidetta ghiaia in fondo e sopra ci pianto una bella vigna. Da un male verrà un bene: la vigna vuole i piedi asciutti. Quello che era un terreno ottimo per la medica (che ha tanta sete d’acqua), diventerà un ghiaione adatto per fare del buon vino. La vite richiede fatica e stento.” Intanto guardava con la coda dell’occhio il terreno, su una parte del quale, quella più vicina alla casa, il genero aveva scaricato una marea di corti ed annosi tronchi di pino, dalla grossa scorza marrone, e una montagna nera e compatta di pulino di brace. Aveva fatto male a dargli, in un momento di scoraggiamento, il permesso di ammucchiare lì tutta quella roba. Forse aveva ragione Chiara: lui era troppo buono! Ora doveva fare marcia indietro e chiedere alla figlia di convincere il marito a togliere di lì tutto quel deposito. Si, Caterina avrebbe capito le ragioni del padre, mentre il genero, fumino com’era, forse si sarebbe subito inalberato. Dopo tanti anni di sacrifici i due giovani sposi adesso cominciavano a vedere qualche bene cio: avevano due o tre barrocci che andavano a prendere la legna ed il carbone in S. Rossore....... Però anche quel fiammiferino del genero doveva ri ettere: era stato lui, Pellegro, ad aprirgli quella strada, ad indirizzarli al commercio del carbone........, grazie anche alla dote della figlia!
L’attraversamento della strada nazionale lo strappò a quei pensieri. Bisognava fare attenzione perché il traffico lì era tornato notevole, anche se i gipponi ed i Dodge dell’esercito americano si erano fatti più rari, il loro posto era stato preso da lunghe file di barrocci, da starnazzanti “topolino” e pretenziose “Lancia”, per non parlare dei grossi autocarri civili, carichi fino all’inverosimile di ogni ben di Dio: Esatau, Autobianchi, vecchi Fiat o anche, il più delle volte, residuati bellici.
Superata l’Aurelia, Pellegro tornò a rimestare nel cervello le possibili ragioni dell’invito del Maresciallo dei Carabinieri. Non gli sembrava di aver niente da preoccuparsi: era un uomo ligio alla legge, lui. Non aveva fatto il mercato nero durante la guerra; non si era arricchito commerciando generi di contrabbando, come copertoni di auto, benzina o sigarette, come avevano fatto tanti, dopo il passaggio del fronte! Frugava nella memoria per cercare di ricordare se qualche volta gli fosse mai capitato di commettere qualche infrazione......... Non aveva mai accettato il suggerimento di annacquare il latte, anche quando era scarso e ce n’era forte richiesta! Beh, aveva acconsentito ad affittare una stanza a piano terra a quella ragazza, che forse faceva l’okeina e di notte, di nascosto, riceveva un sergente nero. Ma era un periodo in cui tutti chiudevano un occhio.......e poi la ragazza era partita per l’America, si era sposata quel militare. E quella volta lì anche sua moglie era stata d’accordo: tanto posto ne avevano, il figlio era deportato in Germania e la ragazza pagava un bell’affitto in Am-lire. Possibile che i due compaesani avessero fatto qualcosa di brutto? Proprio non riusciva a crederci! Loro, i Lombardi erano conosciuti dappertutto per la loro onestà e voglia di lavorare. Per questo, quando l’estrazione del numero basso lo aveva costretto a fare il servizio militare nel Genio Pontieri, a Piacenza, il capitano gli aveva chiesto di fare l’attendente......! Era più probabile che qualche mariolo li avesse fatto un tranello o li avesse derubati e loro, eventualmente, non avendo più soldi avevano chiesto ai carabinieri di rintracciarlo.....!
Chiara non riusciva a stare tranquilla. Il sole era già alto ed il suo uomo non era ancora tornato. Si era affacciata più volte sulla strada, cercando di guardare al di là della montagnola di pietre, che le chiudeva la visuale, oppure si era spinta in fondo all’aia, fino all’orto, ma il filare di viti maritate agli olmi non permetteva di vedere molto più in là. Adesso anche le figlie erano in agitazione, anche se si affannavano a tranquillizzare la vecchia madre.
Finalmente Pellegro comparve al crocevia, ma in che condizioni! La bicicletta avanzava irregolarmente, alternando un colpo di pedale veloce ad uno lento, il cappello era calcato sulla sommità del capo, il vestito nero (quello buono) era polveroso, la faccia del vecchio, accesa, come infuocata. Il capoccia, rigido in sella al cigolante veicolo, non accennò di volersi fermare davanti al gruppo delle dolenti. Passò in mezzo a loro con un gesto di stizza, come se volesse respingerle, e si infilò nella stalla diretto al rituale luogo di ricovero del velocipede: la cantina.
La moglie, che barcollando gli era corsa dietro, chiedendo inutilmente cosa fosse successo, udì soltanto alcune parole, che l’uomo, ancora affannato per la lunga pedalata, andava borbottando più a se stesso che in risposta agli altri: “Una pisciata.......una pisciata!” Sbigottita dal fatto che il marito, cosa inusuale, si esprimesse con un termine volgare, Chiara arrivò sino alla porta della cantina e la spinse.
Il vecchio, messa da parte la bicicletta, si era abbandonato su di un rozzo ceppo di legno e scuoteva la testa, ripetendo ad alta voce:” Ladroni! Sono dei ladroni! Vogliono darmi una pisciata!”
“Cosa hanno fatto, Pellegro? Cosa hanno fatto quei due vagabondi? Hanno rubato? Te lo dicevo io che non ti dovevi fidare!”
La porta della cantina era rimasta aperta e da lì si affacciavano le figure mute e curiose delle figlie, del figlio, delle nipoti. Non osavano entrare: quello era il mondo del mistero, riservato agli uomini. Da lì spirava un’aria fresca, odorosa di mosto vecchio, vino acerbo, cipolle marcite, profumati grappoli d’uva appesi alle travi per il governo.
Il vecchio finalmente capì la situazione e riacquistò la sua autorevolezza: “Chiara, ma cosa pensate mai? Lasciate in pace quei due poveracci. Qui non si tratta di quei poveri paesani, ma degli americani. Lo sapete cosa doveva dirmi il Maresciallo dei carabinieri? Doveva comunicarmi che la mia richiesta di indennizzo nei confronti dell’esercito alleato, che mi ha coperto di sassi e porcherie il mio bel campo di medica, è stata accolta e valutata. Secondo loro ho perduto solo il frutto pendente: l’erba medica, che c’era, e l’uva di quella filata di viti lungo la strada. In compenso, dicono, ne avrei ricavato un terreno fabbricativo. Capite? Mi danno una pisciata. Quasi quasi dovrei ringraziarli! Altro che quei boscaioli. Gli americani, quelli sì, sono dei ladroni. Vengono a casa mia, fanno il comodo loro e dopo mi dicono cosa debbo fare dei miei campi!” Nel silenzio che era calato nella fresca cantina, si udì solo la voce pigolante di Chiara: “Ma non era quello che diceva il geometra, il marito di vostra nipote?”
“O nonno, se poi lo vendete il terreno, ci prendete un mucchio di quattrini!” Aveva parlato la nipote più giovane, con la testa coronata da un paio di treccine ribelli.
Pellegro, disperato, si tolse di tasca il gran fazzoletto a quadri rossi e bianchi, si asciugò il volto. Non avrebbe voluto rispondere, ma per non soffocare, mormorò a bassa voce, quasi tra sé e sé: “Ora anche le pulci ci hanno la tosse! Già: dopo la liberazione hanno dato il voto anche alle donne!”.