LORENZO LEPORATI
Storia di Santa Verdiana scritta da lei medesima

Attendere, senza mai uscire —
nel torpore che incombe sulla soglia.
Per obbedire a una necessità, a ciò
che non potrebbe essere altrimenti.
C'è un senso nascosto dietro la stasi,
dietro ogni indugiare: un sogno
non è che il prolungamento della veglia,
e la veglia la lunghezza di un altro dormire.
Ho attraversato rovi, giardini remoti.
Sono giunta, murata. Conversando
con il fantasma dei fiori che ho retto.
Essi, sanno un odore che ritorna.
Quando non aspetti. Augenbliksgott,
olfatto che schiude su altre corolle.
Come parole da un molto lontano, dice
qualcosa sulla stupidità delle cose. O dolce
vita delle spighe, dei grani che maturano
come biondi pubi. Tra le serpi dell'Elsa.
Ho condotto cieche creature, specchi.
Ora sono estranea dalla mia faccia.
Così distante dal mio riflesso diminuito.
Nell'innocenza che divora, come un silenzio.
Mi cibo di cielo. Mentre lo sguardo
scricchiola piano, gli occhi predano crolli.