MARIAGRAZIA DE' PASQUALI
Aprile

Stavo scrivendo che al Forte abita una signora nata illegittima, una signora di
straordinaria bellezza, una signora cogli occhi nocciola acerba del tutto privi di vigilanza per
cui, tal disattenzione, senza accorgersene, l’avrebbe alterata e sarebbe divenuta incuria
nonostante lei appaia dinamica e mobile (avanti e indietro dalla Florida); il tempo l’avrebbe
svuotata riempiendola d'ansia che avrebbe oppresso chiunque le si fosse avvicinato malgrado
non sia l’unica a patire di siffatte apprensioni...
Infatti, avrei descritto che un’altra nativa di Viareggio residente a Milano, una dentuta che
fa saltellare le sopracciglia alla Fred Astaire sentendosi un angelo alla Melozzo da Forlì in
Vaticano, se la s'incrociasse per caso, o le si telefonasse per due chiacchiere, senza darlo a
vedere rifilerebbe disagi camuffati da consigli ansiogeni oltre che banali. E ancora...
Avrei aggiunto che a Pisa, una mora mora di Torre del Lago, del cannuto paesino ove si
stabilì Puccini, una terza signora assai più mondana e anziana delle due precedenti, affiancata
giorno e notte da un cane arancione parecchio sdolcinato, è una che compiacendosi di
continuo (non si capisce di che), elargisce cortesie agitate, di fatto produce sensi di colpa, in
alcuni casi letali, per suscitar riconoscenza servile a chi capita capita…
Descrivendo in breve tre qualunque, tre come tante che in comune avessero la condizione
abbiente, la piaga dell’ansia, la noncuranza per l’ingolfata sgangheratezza versiliese,
sbeffeggiando il Premio Viareggio e potenziando il carnevale quantunque la loro terra nativa
sia abitata dall’Età del Ferro sotto le Apuane (gli Etruschi le chiamarono Il sole ritorna e,
secoli dopo, Strabone, poi Dante, le battezzarono I monti della luna)… Terra di pendii, di
mulattiere primitive, di tornanti, di ruderi, di alpi ormai scorticate con escavazioni selvagge
centuplicate da un’estrazione quotidiana che contamina falde acquifere, infesta fiumi
rendendoli color latte per la polvere marmorea; inquinate dai mezzi pesanti con o senza
autorizzazioni regionali, con o senza sicurezze, con o senza controlli, con o senza corsi
preparatori per come legarsi e rimuovere i pezzetti sulle bancate o come imbragarsi fra
gradoni scalinate; ebbene, pur se le tre vi trascorrono l’estate e da ragazze, con la coda di
cavallo tra slanci postsessantottini, sinceri, il femminismo, lo sfinimento sensuale vicino al
faro sotto la luna, pur se da giovani avevano l’idea che la bontà potesse trionfare per sempre,
ebbene, adesso se ne fregano.
Le tre protagoniste si sarebbero col tempo confuse nell’esplosione d’Internet (proprio
trent’anni fa - aprile 1986 - dal CNR di Pisa avvenne il primo collegamento in Italia, con la
Pennsylvania); nel bene e nel male anch’esse mischiate nell’individualità ostentata da bar
sport, sprofondate in un’alienata solitudine nel loro essere probabilmente divorziate, o vedove
o accantonate dopo la separazione dai figli cresciuti, o nel diventar nonne, o arroganti con
domestiche e badanti ucraine bielorusse polacche rumene bulgare filippine… Allora,
immaginate le tre così attaccate al superficiale, con acrimonia le avrei segate, le avrei con
rabbia sistemate, punite in un disastro improvviso, imprevedibile. Mi sarei insomma sfogata,
fatte terminare sepolte da un gran rotolar delle cave di Carrara, e infine obliate, sfasciate…
Sì, e avrei chiuso lì.
Quintali di valanghe bianchicce su loro tre e su diversi imbroglioncelli e relativi barconi
macchinoni cellulari gamberoni seratucce al neon. Sì, cave ciottoli pietre conglomerati, alé,
giù, addosso alle tre. Sì, un boato bestiale parimenti su capannoni pompe ipermercati
ombrelloni schifezze che ci circondano e deturpano la civile Toscana. Alé su un’edilizia
orrenda corrotta sgraziata che sfarina nel giro di vent'anni, violenta paesaggi proverbiali,
allontana grazia e bellezza. Sì, giù, dappertutto, proprio, una gran neve, neve polverosissima,
soffocante, micidiale, che s’allunga e sfuma a mare in un velame - addio ali di farfalla, petali
di ciliegio pesco prugno biancospini giganti - in un che spariscente, e rimpiangere niente! Altroché lasciarle soddisfatte e piaciute, altroché farle ritenere eterne in una fracassona Riviera con le magnifiche Apuane, scenario spettrale dalla struttura peculiare, aspro, con parchi a querceti faggeti castagni, torrenti, l’aquila reale, voragini, cavità, meandri, gallerie sgualcite, pozzi, grotte, le pietre brecce, quelle del Cardoso e il cipollino che Michelangelo Rodin Viani Marino Marini resero vive, un’unicità montuosa della nostra Penisola e della nostra Cultura tutelata dall’UNESCO per il mondo intero.
Già, così volevo continuare il racconto per questo Concorso, perché, ça va sans dire, la letteratura è inganno, sfogo, inventiva, spiffera bugie, fantastica, crea.
La realtà no.
Infatti ora, ore 14 del 14 aprile - oh aprile pesce d’aprile, oh aprile dolce dormire, oh aprile il più crudele dei mesi non solo per Eliot! - ora un costone è davvero franato, una bancata di marmo di quasi duemila tonnellate s’è davvero sbriciolata non addosso a tre fantasie per un racconto, bensì addosso a tre sciagurati veri, a tre salariati veri, a tre uomini vivi. Uno ferito, due morti.
L’anno scorso capitò a un altro di crepare, nel 2014 a un altro ancora, e prima ad altri cavatori capitò d’essere uccisi dal loro mestiere, coi loro scalpelli mazzuoli subbie...
A questi ragni, a questi angeli o, meglio, a questi diavoli impolverati, stanchi, sospesi, malridotti; a questi scultori chiamati Federico Roberto Nicola Brunello Lurand, a queste persone che dovrebbero avere i volti scolpiti nella
Pietà michelangiolesca a Roma; a questi sommersi dalla nebbia degli aneddoti che determinano economia, negazione, revisionismo, con ardite e diplomatiche manovre escogitate da funzionari grigi, da industriali, dalla politica del profitto, vada il nostro sdegno in occasione d’un Concorso Letterario.
Inoltre, non chiamiamoli incidenti come si usa per le auto, le assicurazioni, i rimborsi, i risentimenti... E non diciamo il Destino, il Fato, il Caso, mentre è la Legge, la Giustizia, la Vita degna d’essere vissuta. Non si evochino forze occulte, l'irrompere dei demoni sterminatori scortati dalle quattro belve dell'Apocalisse alla maniera del rogo alle ferrovie viareggine bell’e dimenticato, trascurato tra la variante per elicotteri, l’aeroporto di Firenze sull’autostrada ampliato alla peggio, gli scavi selvaggi, i terreni agricoli cementificati, i balconi a mo’ di sgabuzzini, l’acquedotto privatizzato nonostante i referendum, gl’immigrati ladroni, i mausolei con le corone commemorative poste dai corazzieri ad ogni occasione, e discorsi discorsi tra torture non punite.
Si dubiti ancora sulla prevenzione, sui tecnici se si dilungano sulla sindrome SFAI (Shift
Forester Atlantic Intercontinental), cioè sul fenomeno per cui in Giappone anche i luoghi considerati ideali, quelli non sottomessi a umane offese però esposti a fenomeni vibratori o a gettate di cemento, beh, anche tali luoghi buscheranno i patatrac, patatrac attinente a quel posto, a quello sfruttamento cinico, in ogni momento, come i nostri tre poveracci nelle cave - tre come la trinità trascendente nel cielo che piange.
In un attimo, prima o poi, badaboom!
In un attimo succede che si schiatta e addio a tutte le nostre cosine, casine, affarucci, affetti; in un attimo, come i tre cavatori, in un attimo capita un badaboom; e allora si vola, in un secondo, per sempre, eccoci là mutati guardanuvole, cazzo!
Quante storie!
Un po’ di euro per un po’ di sangue nero...
Già, il sangue rappreso diventa nero, come l’inchiostro.
Perciò questa storia la scriverò in blu, come il sangue blu, quello aristocratico, del potere ai
migliori, della consapevolezza dei privilegi, delle responsabilità, per quanto la nostra musicale lingua subisca contaminazioni e violenze... Beh, ci provo lo stesso.
Anche con poesia:

Non ho parlato con Socrate
né frequentato Dumas padre
(ah plutocrati che non li fate santi!) manco inquisitori trasportati
o streghe, gobbi miserevoli dunque
nessun Medioevo conobbi
meno male - niente beghe
avendo molto amato e
con signorile stacco
attacchi di panico subito...
Massì, lo so, certo, capisco
è irrazional banale (m’abissale) però al chiuso/buio impazzisco
in ambienti nuovi, promiscui felloni, mille coercizioni
il cuore scoppia, finisco
zero saliva, scappo!
Da nomade compulsiva
non reggo la realtà, strappo
ho fame d’aria - ARIA
che a corto mi dura...
Sarà precaria abiura
bizzarria, diversità, foga
il passaggio da Milano
allo scenario toscano
a codesto fiumiciattolo

chiamato Era Viva
(dalla gialla Volterra
nell’Arno spira
là, a Pontedera)
come la figlia di Crono
sorella e moglie di Zeus
che adèspota, fastosa
dea di tanti matrimoni
d’una globale fecondità
a questo punto
nelle sassaia della Sorte
a morte ignora i popoli
e l’acqua i campi i cieli l’etrusche necropoli
crete senesi, vinsanto.
In ogni caso, pertanto
(sì, ci tengo a dirlo, scriverlo)
resto una persona ammodino
anche se non parlo alcuna lingua
né m’inchinai a nessun altarino.

Conclusione? Mah!
Comunque una conclusione ci vuole benché ci si sia assuefatti a parlottare a sfinimento, anche se non tutti cedono a superflue seduzioni elargite da pubblicità, ciarlatani, politica approssimativa. Non tutti hanno l’affanno del profitto, del possesso, dell’aridità, e via discorrendo.
Quindi, a proposito dell’essere a Carrara, di mio nipote volontario alla C.R.I. di Casciana Terme che sto accompagnando all’Accademia per diventare uno scultore, quindi a un’occupazione non coercitiva, a un apparire non sospeso, non da pettegolezzo, rimpianti; qui a Carrara allora concludo che se ogni cosa ne genera un'altra, qui a Carrara, nella sua vecchia marmorea piazza fra palazzi, trasmigranti, abitanti e le argentee Apuane, qui, in aprile, nonostante le incapacità, le delusioni, qui, ora, spero negli angeli futuri, negli angeli rari, in creature non fredde per riequilibrare un’imparzialità, per redimere la questione delle proporzioni, delle regole, dei controlli, affinché si possa essere liberi di scegliere, di superare la giustizia degli scribi e dei farisei per far almeno entrare in un regno dei cieli i milioni di cadaveri dovuti al lavoro sporco.
Esistono le differenze, la bontà, l’estetica, il bisogno di magie.
Voglio quindi, e chiudo, credere in un gocciolino d’equità, in un Angelo della Misericordia - uno speciale, un pulitore, un massacratore di disincanti, un umanista - in un angelo che interverrà sistemerà reggerà, insieme a quello della Reminiscenza, per un esistere migliore,
generoso, felice, non limitatamente a Carrara, alla Toscana, all’Italia...
Massì, una paccata d’angeli ispirati da un'inezia, nello specifico da questo raccontino strampalato, magari da una frase, che so, letta sul muro di Pietrasanta:
AMA LA VITA CHE NELLA VITA TROVERAI IL BENE; oppure dalle fiabe di Andersen: tra gli uomini comuni possono trovarsi nature molto più poetiche di quella di un poeta famoso: l’unica differenza sta nel fatto che quest’ultimo ha una migliore memoria spirituale e riesce a conservare l’idea e il sentimento sino a formularli chiaramente e distintamente in parole, cosa che gli altri non sono capaci di fare.