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MATTEO MAZZONE
Tre romantiche spiritate

romantica spiritata  1

la passeggiata coi figli d’Aronne:
l’è un brulichio continuo di passi tra i passi
transeunti defunti in Piazza di’ Domo
recalcitrante pecorame in vasche via degli Orafi
via di’ Globo tutti in grigio verde d’orbace
vestiti, annichiliti nella loro moltitudine di massa smassa 
incorporea, ragazzata muscolo-ciuffo-gorgonea
che spelluzzicando, sballettando in sculettatine
serotino-crepuscolari, di sedere in sedere,
di pietra in pietra sconnessa,
connessi, internati in internet internettati
sbadati mandrilloni cicisbei crapuloni
raggiungono in nenie di litanie vaghe
la Sala o gli Ortaggi, (cum musi, parate nei paraggi)
movida bambinesca che sorbe il succo
poi sfocia in rutto generazionale
(viva lo sterminator Vesevo, viva lo disastro coevo)

 bimbi miei, solerti gingilli umani
non vorrete mica diventare brillanti etmani?

romantica spiritata  2

e la mi metto ad iscenar un dialoghetto
col birbone di Piazza Brunelleschi:
si sa che, maldestri, li fiorentini di Firenze
spiscettano od orinano al poeta in Santa Croce
s’acquetano in sonno sotto i’ loggione
di San Lorenzo: ma tu, sbronzo barbone non terso
dimmi, da uovo a uomo:
pure tu ti senti spaesato
in questo spaese devastato
dai covi degli innumeri numeri:
politici, dirigenti-puberi, agghindati
di buccu-buccole pendulo-perse
belletti e fazzoletti in taschino
capelli in cappelli, sguardi di morto manichino,
tavoloni di lussuria
dove si mesce calici di porto e goduria in frac;
i civili dormono sonni tranquilli
(hai sentito che silenzio c’è in via Capponi
tra le sore ed i soroni)
quei poveri garruli imbecilli che
sommettono la ragione al talento
che indipendenti dipendono
dai loro poveri quid.

Tu mi dirai: nel tunnel dei bufero-buffoni,
quell'acido sorso di melanconia
ora tosto ci porti via.

romantica spiritata  3

ni’ CTO de fiorentini
succedan i qui pro quo più birichini:
sbarellando in barella
sbalzi con balzi pressori
pompa intra-cranicamente
spinge e geme e batte botte in cervella
e poi mi sento pulsare come
pulsa una pulsar
(in questa bambagia careggiana di Careggi)
sadomaso cum gaudium
ancora la morfina e sciami sciamani
di volatilini, carina liquida serpeggia e consuma
la processione funebre al letto
laddove il paziente interdetto non sfiata:
piscia e sfiata in padella così
come tirano i punti in fila indiana
in collo-cervice riuniti: di notte e di giorno
immagino la Crusca a Castello
immagino il piazzale verdarello di lecci, cipressi e pini
le colline dorate dal sole,
i pensieri impegnati con la mole delle parole
nel cerca e ricerca nella bibliografia biocruscata:
ma ora son qui, prigioniero di un male maggiore
ora nel mondo ospedaliero dei tuc e dei tic
prenoto una tac: la mente pastiscia
il pastisciabile condito con rabbia e sopore
ma pian piano decade la sfida del corpo.

Pervenga subito un bel coito morto.